Gino Lucetti PDF Stampa E-mail

Originario di Avenza, frazione di Carrara, durante la prima guerra mondiale prestò servizio militare nei reparti d'assalto. Dopo la guerra, come accadde ad una parte degli Arditi d'Italia, che poi furono il nucleo fondatore degli Arditi del Popolo, maturò una coscienza politica che lo portò ad opporsi al fascismo. Emigrò a Marsiglia in Francia da cui rientrò nel 1926 con il proposito di attentare alla vita di Mussolini seguendo uno schema che aveva elaborato da solo.

 

L'attentato. L'11 settembre 1926, sul piazzale di Porta Pia a Roma, lanciò una bomba contro l'automobile su cui viaggiava Mussolini. La bomba rimbalzò sulla macchina ed esplose a terra ferendo otto passanti. Lucetti fu immediatamente immobilizzato da un passante, tale Ettore Perondi, e poi raggiunto dalla polizia. Dalla perquisizione subito effettuata Lucetti fu trovato armato anche di una pistola caricata a proiettili dum-dum. La vettura su cui viaggiava Mussolini il giorno dell'attentato, la freccia indica il punto preciso in cui la bomba rimbalzò per poi ricadere al suolo Nel corso delle indagini la polizia cercò invano le prove di un complotto, arrestò la madre, il fratello e la sorella di Lucetti, vecchi amici carraresi e anche chi aveva alloggiato con lui in albergo. Lucetti dopo l'arresto in commissariato dichiarò:« Non sono venuto con un mazzo di fiori per Mussolini. Ma ero intenzionato di servirmi anche della rivoltella qualora non avessi ottenuto il mio scopo con la bomba.» Mussolini uscì completamente illeso dall'attentato e dichiarò inoltre che se la bomba fosse riusciuta a penetrare all'interno della vettura l'avrebbe potuta tranquillamente raccogliere per scagliarla a sua volta contro l'attentatore.Venuto a conoscenza che Lucetti era giunto appositamente dalla Francia, Mussolini appena giunto a Palazzo Chigi rivolse alla folla accorso un infiammato discorso in cui accusò il governo francese di tollerare sul proprio suolo numerosi antifascisti.« Ma da questa ringhiera io voglio pronunziare alcune gravi parole che debbono essere esattamente interpretate da chi di ragione: bisogna finirla. Bisogna finirla con certe tolleranze colpevoli e inaudite di oltre frontiera...se veramente si tiene all'amicizia del popolo italiano, amicizia che episodi di questo genere potrebbero fatalmente compromettere» Il Governo Italiano tramite l'ambasciatore Avezzana richiese alla Francia l'estradizione dei fuoriusciti italiani. Il Governo francese negò tale possibilità invocando il rispetto delle leggi dell'ospitalità; ciò nonostante dichiarò che non avrebbe tollerato altri abusi da parte dei cittadini italiani là rifugiati

Il processo a Lucetti. Lucetti venne processato nel giugno 1927 e condannato a 30 anni di carcere. Con lui vennero condannati come complici a pene di circa vent'anni anche Leandro Sorio e Stefano Vatteroni « Sentenza n. 20 dell'11-6-1927 Pres. Sanna - Rel. Buccafurri L'11 settembre 1926 l'anarchico Gino Lucetti attenta alla vita di Mussolini a Porta Pia in Roma. Due altri anarchici, a carico dei quali si può provare soltanto che sono amici del Lucetti, vengono ugualmente condannati a gravi pene. (Attentato a Mussolini, ferimento, tentativo di provocare pubblico tumulto) Lucetti Gino Avenza (Ms) nato 31-8-1900 marmista 30 anni; Vatteroni Stefano Avenza (Ms) nato 21-2-1897 stagnino 18 anni 9 mesi; Sorio Leandro Brescia nato 30-3-1899 cameriere 20 anni» Sull'organizzazione dell'attentato non è mai stata fatta piena luce. Una parte della storiografia ha avanzato l'ipotesi che il gesto di Lucetti fosse stato accuratamente preparato e l'organizzazione avesse coinvolto numerose persone di varie città italiane. Comunque sia, Vincenzo Baldazzi, uno dei massimi esponenti degli Arditi del Popolo e poi della Resistenza romana, fu poi condannato per aver fornito la pistola a Lucetti; in seguito lo stesso Vincenzo Baldazzi fu nuovamente condannato per un aiuto finanziario fornito alla moglie di Lucetti.

La morte di Lucetti. Tomba di Gino Lucetti, Cimitero di Turigliano, Carrara Nel 1943 Lucetti fu liberato dagli Alleati da poco giunti a Napoli. Lucetti prese quindi alloggio sull'isola di Ischia, ma il 17 settembre 1943, durante un bombardamento effettuato da bombardieri tedeschi, cercò rifugio su di un motoveliero. Il motoveliero fu però colpito ed affondato, trascinando Lucetti con sé.

Riconoscimenti. A Gino Lucetti fu intitolato una Brigata partigiana anarchica: il battaglione Lucetti, che combatté nel Carrarese. « Dai monti di Sarzana, un dì discenderemo, allerta partigiani del Battaglion Lucetti. Il Battaglion Lucetti, son libertari e nulla più... fedeli a Pietro Gori noi scenderemo giù. » Ne parlano Maurizio Maggiani, nel Coraggio del Pettirosso , e Enrico Piscitelli, nel romanzo Nessun paradiso. A Gino Lucetti Carrara ha intitolato una piazza nella frazione di Avenza.

 
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