Massa & Carrara PDF Stampa E-mail
Carrara news
Lunedì 12 Gennaio 2009 13:11

«E», quinta lettera dell’alfabeto: per la grammatica è congiunzione, ma per la politica è… spaccatura!
Martedì scorso, come avevamo anticipato, il Consiglio provinciale avrebbe dovuto discutere e approvare la mozione del PdL che, con accordo bipartisan, consentirebbe di avviare la complessa trafila burocratica per «correggere l’errore materiale del decreto legislativo luogotenenziale 48 del 1° marzo 1946 e ripristinare così l’antica denominazione di provincia di “Massa e Carrara”», con la «e», appunto, tra i nomi delle due città. Invece, tutto è stato rimandato a data da destinarsi, con il voto favorevole – e qui sta il dilemma – di quasi tutto l’assise. Unico voto contrario, al rinvio ovviamente, quello di Cesare Micheloni, consigliere del PdL, che in questa intervista ci svela i retroscena della brusca e inattesa frenata.
«Abbiamo perso un’occasione d’oro. Prima della seduta consiliare – spiega – la commissione Lavori pubblici aveva bocciato il Piano triennale delle opere pubbliche provinciali, un fatto già di per sé eclatante. E non è tutto, perché nella stessa giornata all’ordine del giorno c’era anche una proposta, sempre del PdL, per l’apertura di un distaccamento dell’Istituto alberghiero «Minuto» in Lunigiana, iniziativa sollecitata dalla Conferenza dei sindaci lunigianesi ma fortemente osteggiata dal Pd locale, in particolare dall’assessore alla Pubblica istruzione Raffaele Parrini. Su queste spaccature potevamo far leva e insistere con la nostra mozione sulla “e”, invece…».
Significa che pure la questione della «e» anziché unire divide la maggioranza?
«Divide, perché la parte carrarese del Pd, ossia quella che fa capo ad Andrea Vannucci e Andrea Zanetti, è d’accordo con noi. Poi a favore ci sono i due socialisti (il capogruppo Gianni Belletti, su indicazione di Pietro Giorgieri, consigliere comunale di Carrara, aveva già manifestato l’intenzione di presentare una mozione analoga a quella del PdL, ndr). Contrari sono i due massesi della Sinistra Arcobaleno, Patrizia Alberti e Aldo Fialdini, che tuttavia avevano anticipato che sarebbero usciti dall’aula al momento del voto, ma soprattutto fortemente contrari sono gli esponenti lunigianesi del Pd, e in particolare il capogruppo Paolo Grassi».
Cosa temono?
«Beh, hanno paura che dopo il ripristino della “e” Carrara rivendichi lo status di cocapoluogo e ciò porterebbe danno, a loro dire, alla Lunigiana, che diventerebbe una sorta di Cenerentola della provincia, mentre oggi i comuni lunigianesi si sentono almeno pari a Carrara».
Dunque, a fronte di tali disaccordi in seno alla maggioranza pure il PdL ha tirato il freno…
«Il gruppo del PdL, guidato da Nicola Baruffi, a mio giudizio non ha dato un bel segnale votando il rinvio assieme alla maggioranza. Io ho votato contro perché secondo me quella era l’occasione per mettere in evidenza le tensioni all’interno del Pd. Se c’è una parte della maggioranza che addirittura vota contro al bilancio, per l’opposizione è il momento di affondare, non di fare marcia indietro!».
Occorre porre rimedio a un falso storico
«È ora di rimediare a quello che è un clamoroso falso storico. Non devono esserci scuse per far tornare la “e” nella denominazione della nostra provincia». Sono parole del consigliere comunale Pietro Giorgieri (Socialisti), uno dei paladini del «ritorno alle origini», ossia del ripristino del nome Massa e Carrara. «Tutto parte dall’articolo 2 del regio decreto 1860 del 16 dicembre 1938 che modificò la denominazione della “provincia di Massa e Carrara” in “provincia di Apuania”. Dopo la fine della seconda guerra mondiale – dice Giorgieri – con il decreto legislativo luogotenenziale 48 del 1° marzo 1946 si volle rimettere le cose a posto. L’articolo 2 del decreto stabiliva che la “provincia di Apuania riprendesse l’antica denominazione”, solamente che per una svista nel testo venne scritto “Massa-Carrara” e non “Massa e Carrara”, come sarebbe stato corretto. Tutto partì dalla delibera del Comune di Apuania, la numero 130 del 9 luglio 1945, che sanciva la ricostituzione di Massa, Carrara e Montignoso. In tale delibera si legge testualmente “che sia al più presto predisposto il provvedimento di separazione del Comune di Apuania nei tre Comuni di Massa, Carrara e Montignoso”, e “che la provincia sia denominata, come lo fu sempre, Massa e Carrara”. Tutto quello che è successo nei palazzi romani da lì in avanti – conclude Giorgieri – è un clamoroso falso storico e sono in troppi a non capire che tra Massa e Carrara ci deve essere una “e”, non un trattino o, peggio, il nulla, come se Carrara fosse un aggettivo di Massa». Con buona pace dei lunigianesi…


Nota: L’articolo è stato pubblicato da La Nazione

 
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