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La nascita del borgo di Avenza affonda le radici nella notte dei tempi. Alcuni reperti d’epoca romana trovati in diverse epoche la fanno risalire a quel tempo, come “mansio” sulla via consolare Aemilia Scauri da Pisa alla vicina Luni. Certamente nel medioevo assunse una funzione importante sul territorio. L’antica città di Luni (sotto la guida dei Vescovi Conti) si andava estinguento, e la città di Carrara prendeva vigore con la ripresa dell’estrazione del marmo. Avenza veniva a trovarsi in un crocicchio delle strade che scendevano dalle cave allo scalo marittimo e l’antica via Romana. Quest’ultima si modificava nel tempo tagliando fuori la defunta Luni per dirigersi nettamente verso Sarzana rimanendo tuttavia una delle arterie più importanti dell’Italia Medievale come via Romea, Francigena o Francesca, vera “autostrada del medioevo”. Per questi motivi, malgrado le cattive condizione della piana malarica che avevano contribuito all’abbandono dell’antica Luni, il borgo di Avenza resistette in quanto centro strategico, per cui fu incastellato e munito di fortezza, e commerciale in quanto emporio delle merci imbarcate e sbarcate (non solo marmo) ed in transito sulla Romea . Qui vi si riscuoteva la gabella , come ancora testimonia il vecchio nome di via Farini. Qui si effettuava il cambio dei cavalli della stazione di posta (alla “scuderia”). Le origini del commercio nel borgo sono quindi collegate intimamente al concetto di Avenza figlia della strada ( o meglio delle strade).
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Avenza sulla via Francigena |
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La via Francigena,Franchigena,Francesca,Romea o Romana,piu' che un tracciato preciso seguiva un percorso,piu' che una strada era un intreccio di strade che,tuttavia avevano alcuni punti fermi di riferimento. Uno di questi era Avenza situata a meta' strada tra Luni e san Leonardo al Frigido (nel comune di Massa) A PONENTE di AVENZA l'antico tracciato della consolare Aemilia Scauri tirava diritto su Luni, piu' o meno sulla moderna via Campo d'Appio, declassata a stradello rurale nel Medioevo ma rivalutata e rifatta negli ultimi anni. Con l'impaludarsi della piana abbandonata,infatti ,si sposto' a monte nel tracciato attuale della via provinciale Avenza-Sarzana e sara' poi usata come via postale nell'evo moderno. Finche' Luni vivra' (XII secolo), continuera' comunque verso di essa con quella diramazione che oggi e' via del Parmignola ma sara' definitivamente declassata con l'affermarsi di Sarzana come nuovo centro di riferimento e sede vescovile. I due tratti ( che si dipartono all'altezza di Viale Galilei) sono quasi parelleli vicino all'odierno confine ligure, ma quello per Sarzana corre su un piano di terreno piu' alto scelto perche' meno soggetto agli allagamenti.Due ponticelli (di cui uno ancora in piedi l'altro distrutto nel 2000) testimoniano il curioso andamento.
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Alto prelato del ‘500, originario di Avenza. Giovanni di Galeazzo De Rossi iniziò la sua carriera ecclesiastica ad Ameglia di Romagna e, per le sue capacità riconosciute, fu chiamato a Roma dove dapprima fu cappellano della Cancelleria Apostolica, tra il 1539 e il 1543. In seguito, nel 1546, fu tesoriere della Dataria di Paolo III e, infine, dal 1550, tesoriere apostolico. Morto nel 1556 fu sepolto nella chiesa romana in Santa Maria sopra Minerva. Ha una strada dedica in Avenza (anticamente detta strada postale per Massa).
Scheda sintetica P. Di Pierro
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Le note che seguono sono tratte da Aldo Cecchini “L’AVENZA”, Celani, 1988. Segretario del Comune fu eletto Desiderio Menconi, il tricolore venne innalzato sulla fortezza Castruccio. Come primo atto il Comune proclamò l’annessione del suo intero territorio allo stato piemontese chiedendone protezione. Poi abolì la tassa sul grano, la famosa “tassa sul macinato” e proclamò il libero Comune di L’Avenza annesso alla Patria italiana. Il Governo Piemontese aderì alla richiesta di protezione e incaricò la Sovrintendenza di polizia di Sarzana di inviare a L’Avenza un presidio di cento Reali Carabinieri. Il 10 aprile 1848 i municipi di Massa e di Carrara organizzarono con l’ausilio dei parroci una votazione per l’annessione al Granducato di Toscana. Ma il Comune di Avenza non aderì perché rimase fedele alla sua impostazione: Carlo Alberto Re d’Italia. Il 12 maggio 1848 Leopoldo II di Toscana decretò l’annessione di Massa Carrara al Granducato, ma il territorio di Avenza era sempre presidiato dai Carabinieri piemontesi. Dopo la sconfitta di Custoza di Carlo Alberto, avvenuta il 25 luglio, tra le clausole del successivo trattato di pace, fu inserito un passo che riguardava anche Avenza: il governo piemontese dovette accettare di condividere il presidio della cittadina con i Carabinieri Toscani.
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Umanista, grecista e latinista, nato ad Avenza intorno al 1400 e morto a Lucca il 3 Ottobre 1457. Allievo e amico di Vittorino da Feltre, tenne lezioni di grammatica, greco, latino e poesia a Brescia e a Venezia. Conteso, per la sua fama, da molte istituzioni culturali del tempo, si trasferì infine a Lucca nel Gennaio del 1457 dove morì nell’Ottobre delle stesso anno (probabilmente di peste) e sepolto con gli onori di grande poeta. E’ da considerarsi, quindi, l’unico poeta carrarese del medioevo. La sua tomba è nella cattedrale di San Martino dove, sulla facciata, si ammira il suo ritratto in bassorilievo. L’opera è attribuita allo scultore Matteo Civitali (secondo alcuni ripresa da una medaglia del Pisanello) e reca la scritta: IOANNES. PETRVS. LUCEN. DOCTVS. GRAECE. ET. LATINE. INGENIVS. MITI / PRO/ BO.Q. (Giovan Pietro Lucchese dotto in greco e latino. Ingegno mite e probo.). E’ chiamato lucchese perché aveva avuto la cittadinanza onoraria e anche perché Avenza al tempo della sua nascita era sotto il dominio di Lucca. Ad Avenza gli è stata dedicata la strada più importante della parte commerciale del centro e, anche nel centro storico, c’è vicolo Giovan Pietro ( traversa di via Gino Menconi che, prima dell’ultima guerra, era intitolata a Giovan Pietro). Si firmò sempre col nome proprio ed il luogo di nascita (Johannes Petrus de Aventia) tranne nel testamento dove aggiunse la paternità (Johannes Pierus quondam Petri Vitalis). Per questo motivo c’è chi ritiene che Vitali fosse il cognome piuttosto che il patronimico (di una famiglia trasferitasi dal Mirteto di Massa) quindi a Massa gli è stata dedicata una strada come “via Giovan Pietro Vitali”. Poche le opere arrivate a noi, si tratta di opere in latino: La traduzione dei “problemata” di Plutarco, dell’”encomio di Elena” di Isocrate, l’epitaffio di Francesco Barbaro e una grammatica latina.
Scheda sintetica P. Di Pierro
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