Le radici di avenza PDF Stampa E-mail
Storia di Avenza

La nascita del borgo di Avenza affonda le radici nella notte dei tempi. Alcuni reperti dll'epoca romana trovati in diverse epoche la fanno risalire a quel tempo, come ansio sulla via consolare Aemilia Scauri da Pisa alla vicina Luni. Certamente nel medioevo assunse una funzione importante sul territorio. L'antica città  di Luni (sotto la guida dei Vescovi Conti) si andava estinguento, e la città  di Carrara prendeva vigore con la ripresa dell'estrazione del marmo. Avenza veniva a trovarsi in un crocicchio delle strade che scendevano dalle cave allo scalo marittimo e l'antica via Romana. Quest'ultima si modificava nel tempo tagliando fuori la defunta Luni per dirigersi nettamente verso Sarzana rimanendo tuttavia una delle arterie più importanti dell'Italia Medievale come via Romea, Francigena o Francesca, vera autostrada del medioevo. Per questi motivi, malgrado le cattive condizione della piana malarica che avevano contribuito all'abbandono dell'antica Luni, il borgo di Avenza resistette in quanto centro strategico, per cui fu incastellato e munito di fortezza, e commerciale in quanto emporio delle merci imbarcate e sbarcate (non solo marmo) ed in transito sulla Romea . Qui vi si riscuoteva la gabella , come ancora testimonia il vecchio nome di via Farini. Qui si effettuava il cambio dei cavalli della stazione di posta (alla scuderia). Le origini del commercio nel borgo sono quindi collegate intimamente al concetto di Avenza figlia della strada ( o meglio delle strade).

Il tratto tirrenico della Francigena, ma anche la variante montana che scendeva su Carrara per collegarsi alle Carrarecce dei marmi verso il mare, hanno costituito la ragion d'essere di Avenza. Dal XVI secolo, con le attenzioni riservate dal principe Alberico Cybo Malaspina, il borgo di Avenza vince la profonda crisi in cui era caduto e riprende vigore, le bonifiche della piana gli restituiscono la funzione agricola e zootecnica. Qui si allevano i preziosi buoi insostituibili per il trasporto dei marmi, qui risiedono diversi Boateri con le loro lizze e i loro carri, qui si vendono bovini, equini, maiali e pecore. La fiera patronale di San Marco come festa popolare nasce nel medioevo, culto trasferito dall'antica Luni (come pure quello del titolare della chiesa , San Pietro). I vescovi, sebbene trasferiti a Sarzana dal 1204, a lungo, mantennero la processione nella ricorrenza del 25 aprile nell'antica città  nella speranza di farla risorgere. Il ritorno del vescovo nella diocesi, dopo la lunga assenza cui era stato costretto dagli imperiali, avvenne proprio il giorno di San Marco del 1273. La singolare coincidenza coi riti pagani della primavera ne avevano fatto dalla notte dei tempi una festa popolare molto partecipata. Con l'andare del tempo diventava un'occasione di scambi commerciali, contravvenendo agli antichi precetti che vietavano il negozio nelle feste, diventando fiera. Nel settecento la fiera è talmente affollata che i ruoli dei soldati della fortezza, prevedono un distacco di militari di ronda per il mantenimento della sicurezza, durante il suo svolgimento. Dopo l'unità  d'Italia la fiera viene regolamentata ed istituita ufficialmente. Avenza è facilmente raggiungibile dalla campagne massesi e sarzanesi, non più divise dalle dogane degli stati preunitari. Si tramandano storie di folcloristici senza coi loro rituali ed i proverbi del mestiere  vaca a mugnar quatrìn a sonar, ricchi commercianti dell'alta Lunigiana con portafoglio a mantice l'orgh n d Bassignani rimasto proverbiale, ad Avenza, per indicare la forte disponibilità  finanziaria. Col tempo da predominante mercato degli animali si trasforma con altri generi, ma San Marco  la fiera più frequentata nel raggio di venti chilometri, già  ai primi del novecento, si vendono giocattoli rudimentali quanto ingegnosi che, si dice, sono costruiti dai carcerati. L'ultima vendita di maiali risale alla fine degli anni ottanta interrotta per un'epidemia di afta e non più ripristinata, salvo per il pollame, ma il fascino rimane. Se si aggiunge che la festa coincise col ritorno a casa della popolazione sfollata per la guerra, il quadro gioioso di festa di primavera è completato. Occasione di incontri e di scambi è il mercato rionale del mercoledì che da tempo immemorabile si tiene nel centro storico da sempre luogo di scambi commerciali. Quotidiano era quello della frutta e della verdura tenuto prevalentemente da contadine massesi, che giuravano sulla perdita dei loro occhi circa la qualità  della merce, ma anche di pesci e latticini. Si teneva sulla metà  di ponente della piazza, ricavata nell'ottocento dall'abbattimento dele muraglie della casa castellana. Negli anni sessanta fu spostato nell'apposito mercato coperto. Due volte la settimana i commerciati di bestiame si davano convegno sotto la torre. Usanza morta tra le due guerre. Nel dopoguerra i mercati assumono la conformazione attuale di grande bazar. Ma gli ultimi decenni hanno visto anche grandi mutamenti nel commercio conseguenti alla diversa dislocazione degli assi gravitazionali urbani. Il mercato coperto ortofrutticolo ha ormai cessato di funzionare, ed anche il mercato rionale del mercoledì aveva conosciuto un periodo di calo. Una serie di congiunture sfavorevoli, tra cui la concomitanza con quello di Forte dei Marmi, ne avevano provocato una crisi che, tuttavia, sembra essersi dissolta con la nuova collocazione in via Giovan Pietro, per motivi contingenti provocati da opere pubbliche in cantiere. Di questo successo occorrerà  tenere conto per le future dislocazioni, visto che il pubblico ha decretato di nuovo la centralità  di Avenza anche in questo tipo di commercio. Il centro storico ha tutti i numeri per riappropriarsi delle sue peculiarità sfruttando le sue caratteristiche di borgo medievale troppo spesso sottovalutate. Con quello di Avenza il comune di Carrara è l'unico della Toscana ad avere tre mercati rionali fissi settimanali La centralità  di Avenza, in un comune policentrico come quello di Carrara, è frutto di una lunga evoluzione dello sviluppo urbanistico. Simbolicamente si inizia dall'unità  d'Italia quando l'arrivo della ferrovia sostituì il secolare servizio di diligenze postali che proprio alla scuderia di Avenza aveva la stazione di cambio dei cavalli ;  quasi contemporaneo è stato lo sviluppo della Marina di Avenza (poi chiamata Marina di Carrara) intorno ai pontili caricatori. Dopo la stazione ferroviaria fu il viale XX Settembre nel 1911 ad allungare l'asse urbano a ponente e, trent'anni dopo, la zona industriale a levante. Dopo la seconda guerra lo sviluppo a ovest è stato più che notevole come pure quello della Marina di Carrara col porto. L'arrivo dell'autostrada ha fatto il resto. Ciò che ne è uscito è una città  nuova, policentrica e un pò caotica: Carrara col suo monumentale centro storico che sta scoprendo la vocazione di città  d'arte, la Marina centro portuale e stazione balneare, ma l'asse dell'antica via Romana, con varianti, traverse e parallele resta il decumano massimo di gravitazione per il comprensorio. Avenza è un formidabile centro commerciale naturale, esiste e attende solo di essere razionalizzato con appropriati strumenti. CIRCOSCRIZIONE N.4 . Tel. Fax.0585/52409, Via Carlo e Giovanni Sforza 11 - 54031 AVENZA "

 
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