Addio alle cave patrimonio dell'umanità PDF Stampa E-mail
Carrara news
Lunedì 27 Giugno 2011 14:37

Addio alle cave patrimonio dellumanitàBye Bye Unesco: non un addio ma un arrivederci a chissà quando. In meno di venti righe - con un'ottima dote di sintesi - la relazione della Commissione consiliare di controllo e garanzia ripercorre l'ultradecennale ormai vicenda della richiesta carrarese di entrare a fare parte, prima come città poi solo come cave, del patrimonio dell'umanità dell'Unesco. La conclusione è sconsolata: per ora, è impossibile.
Fu il sindaco Lucio Segnanini, nel 2000, a lanciare l'idea di candidare Carrara e le sue cave al riconoscimento più prestigioso al mondo, un "imprimatur" che da solo garantirebbe un flusso praticamente ininterrotto di turisti
Le cose erano state fatte con tutti i crismi. Quindi, era stata costituita una apposita commissione, presieduta dal professor Dario Galassi (per anni consigliere Dc e vicepresidente del consiglio comunale), e composta da studiosi di riconosciuto spessore: Beniamino Gemignani, Gualtiero Magnani, Giovanni Monti ed Enrico Dolci.


Era stata poi predisposta una dettagliata relazione, inviata all'Unesco sede di Roma; l'iter prevedeva che dopo un passaggio al ministero dei Beni Culturali e degli Esteri, sarebbe poi arrivata all'Unesco di Parigi dove comunque vengono prese le decisioni definitive.
Carrara non ha una gran fortuna con l'Unesco, bisogna dirlo, visto che il famoso progetto per il salvataggio dei templi di Abu Sinbel promosso fra gli altri da Nardo Dunchi e il "Pipa" Andrei non fu ufficialmente riconosciuto come carrarese, ma questa è un'altra storia; non divaghiamo.

Siamo nel 2001, in conferenza stampa il sindaco Segnanini, gli assessori e la commissione illustrano i lavori svolti e le motivazioni di un riconopscimento così prestigioso. Una storia unica, un'escavazione bimillenaria, caratteristiche naturali eccezionali. Sui giornali ci furono due-tre anni di silenzio, poi nel 2004, amministrazione Conti, sempre il professor Galassi intervenne per comunicare che il progetto in fase di elaborazione riguardava ora solo le cave.
A novembre dello stesso 2004 si faceva il punto sui documenti richiesti dall'Unesco: fra questi, la cartografia dei bacini marmiferi; un progetto di gestione del comprensorio delle cave da parte dell'amministrazione comunale. Ma dal tono già si capiva che negli anni gli scogli si erano trasformati in altrettanti "K2" e "Everest".
Ed eccoci al malinconico finale. Dalla sintetica relazione della commissione consiliare emerge che la documentazione fu sì portata a Roma, ma qui si è arenata. Perché - scrivono i commissari - l'Unesco ha richiesto alcuni requisiti quali una governance chiara e definita dei bacini e - ecco l'Himalaya - «un contingentamento dell'escavazione e l'assenza di controversie o tensioni sociali con gli operatori socio economici del settore e con il mondo associazionistico».

Insomma, per tradurre: l'Unesco, prima di apporre il proprio "bollino" vuole lo stop all'escavazione selvaggia (ad oggi, ci sono solo una decina di concessioni regolarmente rinnovate su ottanta cave attive) e non vuole tensioni; visti gli scontri in atto, e le decine di cause in corso (fra tribunali, Tar, commissioni tributarie), appare davvero un'utopia.
Comunque, i lavori della commissione sono solo sospesi; la commissione tecnica per l'Unesco non è stata sciolta «sia perché - si sottolinea - non riunendosi non provoca alcun costo per il Comune, sia per la volontà di ribadire, almeno simbolicamente, l'auspicio che un giorno possano maturare le condizioni affinché il patrimonio storico culturale di Carrara venga riconosciuto "patrimonio mondiale dell'umanità"».
Sperare non costa nulla, ma prima di vedere una governace chiara, un contingentamento del marmo, e una pacificazione al monte, il timore è che debbano passare ben più di altri undici anni...

 
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